Senti freddo in casa nonostante il termostato sia impostato su una temperatura che sulla carta dovrebbe essere confortevole? Quella sensazione di aria umida, la pelle che perde calore più rapidamente e il gesto istintivo di alzare ancora la manopola del riscaldamento sono segnali che non vanno sottovalutati. Dietro a un appartamento che sembra sempre gelido non c’è quasi mai solo la temperatura sull’impianto, ma spesso un mix di fattori ambientali, a partire dall’umidità relativa dell’aria. Chi vive in condomini o in vecchi edifici lo nota più facilmente: la stanza resta fredda perché il corpo umano perde calore più in fretta quando l’aria è satura di vapore acqueo, e il termometro da solo non racconta tutta la storia.
Il meccanismo è semplice e noto ai tecnici del settore: quando l’aria a contatto con la pelle è umida si forma un sottilissimo strato di acqua che tende a evaporare. L’evaporazione è un processo endotermico, cioè richiede calore per avvenire; la fonte di quel calore è quasi sempre il nostro corpo, la cui superficie si raffredda in fretta. Per questo motivo la percezione termica può essere molto più bassa rispetto alla temperatura letta sul termostato. Un dettaglio che molti sottovalutano: non è raro che ambienti a 20–21°C risultino sgradevolmente freddi proprio per un’eccessiva presenza di umidità vicino a pareti e infissi.
Il fenomeno è più visibile nelle case meno aerate e in certe zone del paese dove la ventilazione naturale è scarsa. Anche il tipo di rivestimenti e la presenza di doppie finestre influiscono: superfici fredde favoriscono la condensa e mantengono l’aria interna umida più a lungo. Per valutare la situazione bastano strumenti semplici: un igrometro e qualche osservazione mirata sulle pareti più fredde sono già un buon punto di partenza per capire se il problema è termico, oppure legato all’umidità.

Perché l’umidità ti fa sentire più freddo e cosa fare
Non basta impostare il riscaldamento su una temperatura media e lasciarlo acceso sperando che il disagio sparisca. Il concetto chiave è il comfort termico, che dipende sia dalla temperatura sia dall’umidità. Gli esperti indicano generalmente un range di umidità relativa ideale tra il 40% e il 60% per le stagioni fredde, mentre valori sopra il 65% tendono a peggiorare la sensazione di freddo e aumentano il rischio di muffa e danni agli infissi. In molte abitazioni italiane, soprattutto nei centri storici o negli edifici con isolamento ridotto, mantenere questo equilibrio richiede più attenzione di quanto si pensi.
Un intervento pratico e quotidiano è la corretta ventilazione: anche brevi aperture delle finestre più volte al giorno favoriscono il ricambio d’aria ed evitano il ristagno del vapore. Un rimedio tecnico è l’uso del deumidificatore in ambienti particolarmente umidi; esistono anche apparecchi ibridi con monitoraggio dell’igrometria che spengono automaticamente quando la soglia desiderata è raggiunta. Un fenomeno che in molti notano solo d’inverno è che tenere le finestre socchiuse per ore non è efficace: occorrono ricambi brevi e intensi per ridurre davvero l’umidità interna.
Oltre a ridurre il disagio, contrastare l’eccesso di umidità abbassa i consumi energetici: alzare il termostato per compensare la sensazione di freddo comporta sprechi e non risolve il problema alla radice. Un aspetto che sfugge a chi vive in città è la correlazione tra condensa visibile e inefficienza termica: macchie sulle pareti o intorno alle finestre sono segnali concreti da non ignorare. Controllare l’igrometro, aerare regolarmente e intervenire con sistemi mirati può trasformare una casa che sembra sempre fredda in un ambiente più sano e più economico da riscaldare.
In molte famiglie italiane la soluzione è semplice e praticabile subito: osservare dove si forma la condensa, misurare l’umidità e integrare la ventilazione con piccoli interventi tecnici. È un dettaglio concreto che incide sul comfort quotidiano e sui costi di esercizio, e che spesso anticipa problemi più seri come la formazione di muffe invasive.
