Venezia come non l’hai mai immaginata: 10 curiosità che rendono unica la “Regina dei Canali

Venezia come non l’hai mai immaginata: 10 curiosità che rendono unica la “Regina dei Canali

Marco Ferrero

Novembre 30, 2025

Un vaporetto si ferma, una valigia scende sull’imbarcadero e l’odore del canale entra nell’aria: è una scena che racconta meglio di ogni descrizione cosa significa arrivare a Venezia. Non è solo un’immagine turistica, ma il primo indizio di una città costruita sull’acqua e sulle regole che ne derivano. In questo testo spieghiamo aspetti concreti e meno noti della Serenissima: come nasce il suo nome, perché i mezzi sono barche e non automobili, e quali simboli o abitudini hanno plasmato la vita pubblica e sociale. Lo facciamo con uno sguardo documentato, evitando retorica, e segnaliamo alcuni dettagli pratici che molti sottovalutano quando preparano un viaggio.

Perché si chiama Serenissima e cosa implicava il potere

Il titolo di “Serenissimo” è legato a pratiche istituzionali e a percezioni collettive. Storicamente il termine veniva applicato al Doge, la figura pubblica che rappresentava la Repubblica di Venezia. Il Doge aveva funzioni rilevanti nella gestione della flotta e della politica estera, ma la sovranità concreta passava attraverso organi collegiali come il Maggior Consiglio. Per questo il soprannome, inizialmente riferito a un singolo, finì per estendersi all’intera città.

Venezia come non l’hai mai immaginata: 10 curiosità che rendono unica la “Regina dei Canali
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Un altro elemento che ha contribuito all’etichetta è la percezione esterna di stabilità e ricchezza. Nel corso dei secoli Venezia costituì un nodo commerciale tra Europa, Asia e il Mediterraneo, con rotte che arrivavano fino alle Indie. Questo status economico generò un’immagine di ordine e prosperità, e da qui il senso di “serenità” che molti osservatori associavano alla città.

Un dettaglio che molti sottovalutano è il ruolo della comunicazione pubblica: cerimonie, stendardi e leggi servivano a consolidare l’immagine istituzionale. Allo stesso tempo, la definizione non cancellava contraddizioni interne — i conflitti tra famiglie nobili e le tensioni commerciali restavano evidenti. La Serenissima, quindi, non è solo un’etichetta poetica, ma il risultato di pratiche politiche e di un’immagine costruita nel tempo.

L’acqua come infrastruttura: gondole, lance e squeri

Arrivando nel centro, la mancanza di automobili colpisce subito: le vie sono canali e i mezzi di trasporto sono imbarcazioni. Le gondole, simbolo iconico, nascono in cantieri specializzati chiamati squeri. Qui si lavora il legno con tecniche tramandate, e uno degli squeri più noti è quello di San Trovaso, vicino alle Zattere. Gli squeri non sono solo laboratori artigiani, ma luoghi dove si conserva know-how nautico tradizionale.

Un tempo le gondole avevano il felze, una copertura che proteggeva i passeggeri dal freddo e dalla pioggia; era dotata di porte e finestre scorrevoli. Nel corso degli anni l’uso del felze è diminuito perché limita la visibilità e cambia la funzione della barca, trasformandola da mezzo pratico a elemento quasi cerimoniale. Intanto, il trasporto pubblico e privato si è adattato: i taxi d’acqua, spesso chiamati lance, non hanno tassametro ma sono identificabili tramite strisce colorate sul vetro laterale.

La distribuzione urbana è un altro capitolo: Venezia è composta da decine di isole collegate da ponti pedonali. Alcune isole come Murano, Burano e Torcello restano raggiungibili solo via acqua. Un fenomeno che in molti notano solo d’inverno è l’effetto logistico della laguna sulle forniture e sui cantieri: portare materiali e attrezzature richiede organizzazione diversa rispetto alle città su terraferma.

Abitudini, simboli e il peso della storia sociale

La vita quotidiana e la cultura veneziana sono segnate da luoghi e pratiche che restano meno conosciute ai visitatori. I bacari sono botteghe di vicinato dove si serve vino e piccoli piatti chiamati cicchetti. Questi spuntini, il cui nome deriva dal latino “ciccus” (piccole porzioni), funzionano come precursori del finger food e accompagnano rituali sociali legati al bancone. L’illuminazione calda e gli spazi ristretti sono caratteri distintivi: bancone, tavoli in legno e un’atmosfera informale.

Il leone alato rimane il simbolo pubblico più visibile della Repubblica e compare su facciate e stendardi. In molte raffigurazioni il leone regge un libro aperto, immagine che rappresenta sovranità e diritto; altrove, in contesti bellici, il leone può apparire con la zampa su armi o scudi. Un aspetto che sfugge a chi vive in città è come questi simboli siano stati appropriati nel tempo per legittimare il potere locale.

La storia sociale conserva altri segni: il gioco d’azzardo ebbe un ruolo rilevante secoli fa. I cosiddetti “casini” erano luoghi di incontro e di scommessa sparsi in città; nonostante divieti e sanzioni imposte dalle autorità, l’attività continuò in forma clandestina. Un esempio concreto di persistenza storica è la durata della Repubblica marinara: oltre mille anni di presenza politica e commerciale, con influenza su coste dell’Adriatico e su traffici che collegavano Grecia e Balcani.

Non manca la figura di esploratori nati in città: famiglie di mercanti diedero spazio a viaggi lunghi e relazioni commerciali. Marco Polo rimane il caso più noto, esponente di un tessuto sociale che metteva in contatto Venezia con mercati lontani. Se si osserva la città dal ponte della stazione, la stratificazione di segnali, insegne e architetture mostra come il passato influenzi ancora la vita urbana e le pratiche quotidiane.